Il regista inglese Peter Greenaway, l'autore dell' ''Ultima tempesta'', di ''Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante'', dei ''Misteri del giardino di Compton House'' e dei ''Racconti del cuscino'',
ha scritto l'introduzione
a
''Blu'' di Giovanni Bogani.
L'ha fatto alla sua maniera.
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Blu. L'introduzione di Greenaway
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Saturday, December 01, 2001
Blu
Introduzione di Peter Greenaway
Al blu io ero contrario.
Non mi fidavo della sua ubiquità.
Ero anti-Klein. Yves Klein era talmente pieno di sé, talmente compiaciuto.
Sostenevo che il colore blu non esisteva. Il blu del cielo è un’illusione. Il cielo non è un oggetto, ma uno spazio vuoto, e - come le notti e le infinite odissee nello spazio ci hanno insegnato - è nero. E poiché il mare è un riflesso del cielo, anche il suo blu è un’illusione. Peggio: è l’illusione di un’illusione.
Il blu degli occhi è un’illusione ottica a sostegno dell’eugenetica tedesca. Chi volesse provare a isolare il blu dell’iride, non ci riuscirebbe. Non si arriverebbe ad ottenere cristalli blu, o del liquido blu in mano.
I non-ti-scordar-di-me sono blu. Scordiamocene. Loro stessi fanno di tutto per non farsi ricordare. E i lapislazzuli? Qui il gioco si fa duro. Un colore studiato su misura per la Vergine Maria, estratto dalle viscere degli Urali: la quintessenza dell’immaginazione religiosa. Fiordalisi, campanule, lo squalo blu… Anomalie, ibridi, mostri, chimere?
E’ difficile mantenersi per sempre contrari. Io mi sforzavo di provarci. A Roma ho fatto un film, Il ventre dell’architetto. Volevo giocare il gioco degli opposti.
Volevo che il mio film fosse concepito in modo da limitarsi a due sole gamme di colore, che in ultima analisi si riducevano a una. Primo: i colori del film dovevano essere solo quelli che si trovano nel corpo umano. Bianco, nero, marrone, rosa, grigio, terra di Siena - ma non verde, né blu. Secondo: i colori del film dovevano essere in stretta relazione con quelli dell’architettura di Roma.
Muri e tetti, tegole e marmi. Le stesse gamme di colori, le stesse sfumature. E così abbiamo usato filtri speciali per spegnere il colore del cielo e quello degli alberi. In rari casi ho concesso l’uso del verde, in quanto rappresentava il colore del nemico. I cattivi portavano cravatte verdi e guidavano automobili verdi. E quando il corpo umano si decompone, può virare al verde. Ma già si stavano schiudendo le paratie del blu.
Che cosa mai avrei potuto fare io di fronte a una “blue jay wing” accompagnata dalla Blue Jay Way di George Harrison, o dinanzi alla piuma blu di un pavone, e alla KLM, le linee aeree olandesi: tutti quanti blu per la paura di volare… O con un mento blu nell’ombra delle sei, e i quarti di sangue blu degli aristocratici. O con il Gorgonzola, o formaggio blu, e il Blue Stilton, suo succedaneo inglese, per non parlare dei mirtilli, bacche blu, in un trionfo di blumangiare?
O Frank Sinatra e “Old Blue Eyes”, “Blue Suede Shoes” di Elvis Presley, il Danubio blu di Strauss, una nota blu, la malinconia, il principe Barbablu di Béla Bartòk, il Blues e il Blews, un ricordo blu, “Blue Moon, I saw you standing alone”, (Luna blu, ti ho visto lì da sola), per cantare e ballare.
Fiches blu al casinò di San Remo, ghiaccio blu per i diamanti del Sud Africa. Un urlo blu e i film porno, blue movies. Una matita blu per evidenziare un dolore. Derek Jarman e Amish Kapoor, e i ghirigori di Fabre con la biro blu per fare arte blu. “Le grand bleu” e “Laguna blu” nei cinema.
Una mancia pallida, il biglietto da dieci fiorini olandesi con l’effigie di Frans Hals in blu (a proposito: com’è che gli italiani raffigurano grandi pittori su biglietti di grande taglio, e gli olandesi grandi pittori su biglietti di piccolo taglio?)
Per non parlare poi di una marea di proverbi e di modi di dire. Tira un vento blu che non promette niente di buono; ratta la volpe blu scavalca il cane blu, che è pigro; chi vive in case blu non scagli sassi; pensaci due volte prima di soffiare; e un certo lavoro blu che chiameremo blue-job; e la mangusta blu; bloom e Harry Bloom; e Bloomingdales; gatto blu; ghiaccio blu; parlare blu; la bomba blu; fantasma blu; la stanza blu; il treno blu. “Mi hanno fatto nero” da noi si dice “mi hanno fatto blu”.
Ahimé (anche questa una parola alquanto blu) il blu tutt’intorno abbonda. Non posso seguitare nel mio antagonismo. Tanto più che Giovanni Bogani, di blu, ne ha trovato altro.
A te, Giovanni,
l’augurio di un anno particolarmente
azzurro.
Peter Greenaway
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4:34 PM
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